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Bestiario – raccolta dei sogni

Sogno zero uno, sedici agosto venti dieci, che fu la notte della dormizione ed assunzione in cielo della nostra Signora beata vergine Maria.

È capitato ancora. Un sogno, la donna, quella luce, è forse l’amore che ti muove, come quell’essere trascinati nei sogni, verso di lei, le sue gambe, la urto, la ferisco, la sua gamba sinistra è graffiata, da me, colpevole, sangue, le dico fammi vedere, le scopro la gamba minutissima e perfetta, graffiata fino alla coscia, non è niente sussurro, mi dice che tante volte mi ha incontrato, e la sua voce è amore puro, eterno, ci baciamo, un vero bacio, non è un sogno, tutto si sente; le labbra, la lingua, è un bacio, il più reale di tutti i baci. È un sogno. Qualcuno ci richiama: non ci si può baciare qui, ma il signore con la tunica bianca interviene bonario e loda il nostro amore, così torno da lei. E poi le parlo, le dico che la voglio, domani, sempre, ma lei rifiuta, dice che non riesce a vedere niente, le chiedo se ha un altro, e lei mi fa ridere, crudele, dice qualcosa volgare, che è calvo, che lei è la sua scimmietta e lui un bestione calvo, che fanno sesso ridicolo, e io rido e la voglio, un caffè domani, mi prende in giro e se ne va, ride – se è questo che vuoi, mangeremo insieme! È arrabbiata. E dal pubblico una voce si alza: “Sei stato scaricato!”.

Sogno zero due, stessa data

la donna nuda e splendida è rapita negli inferi, smaterializzata verso l’alto ed il basso, la crediamo morta, lei che è la madre di tutto, e noi piangiamo, dolore animale, di riaverla. Le forze divine concedono la sua effige, di ghiaccio, qui nell’inverno, che spacca la superficie gelida del lago ed emerge magnifica. La abbracciamo, la sua testa è orribilmente frantumata, rimane solo il mento e la bocca; polvere di stelle la ricopre, il calore bestiale di noi la colora lentamente, le cosce, la pancia, la brillantina e il lucido ghiaccio svaniscono piano, sembra tornare da noi, terrena, tenera, la sua testa è riapparsa; sì, è viva, noi la scaldiamo, noi la amiamo, noi la rivogliamo con noi, per sempre, nuda e bellissima.

Sogno zero tre, stessa data

Una bambina appare nella neve, ma c’è anche un’altra persona, un qualcuno, e si prende cura di lei, le porta un divano, la accudisce, la bambina infine diventa donna, un vestito rosso, è sensuale ed attraente; la persona ignota continua a starle vicino, le costruisce un altare, la ricopre di foglie e pezzi di legno, per proteggerla dal freddo, ma lei infine sembra morire. Gli insetti la divorano, la bellezza è corrotta dal macabro, mosche e vermi invadono la sua pelle, la persona sconosciuta atterrita non muove un muscolo, poi finalmente scosta con un rametto qualcosa dalla tremenda figura, gli animali della morte si indispettiscono, carne sanguinante appare, subito l’uomo pavido si ritrae, il tumulo è coperto nuovamente. Ma gli insetti non intaccano che la pelle di lei, e finito il lavoro la lasciano, carcassa scuoiata, nell’altare di legnetti, con i muscoli in vista, rosa e pulita, come carne da macellare. La figura ombrosa riflette: avremo cibo. Torno al villaggio per avvertire di questo mio pensiero.

Sogno zero quattro, stessa data

Com’era, mia signora, essere ghiacciati, eri cosciente, sentivi?
Il ghiaccio è la morte, essere intrappolati nell’assenza. Non puoi muoverti, non hai nulla da muovere, nulla da pensare, nulla da ricordare, nulla da sentire. Soffri la sofferenza pura, la somma di tutte le claustrofobie, inchiodato nella teca oscura della morte, un flusso rosso di disperazione, un fiotto dorato, ciò da cui veniamo e da cui non riusciremo a fuggire.

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